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domenica 9 settembre 2012

Di notte

"Le conversazioni che si fanno di notte fonda sono molto più di quello che sembrano. 
Vogliono dire: sono stanco morto e vorrei dormire. 
Ma parlare con te è meglio che sognare."





mercoledì 29 agosto 2012


Fu uno dei giorni più belli della mia vita, un giorno in cui vissi la mia vita… e non pensai affatto alla mia vita.

(J. S. Foer)


martedì 28 agosto 2012

E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.

Luigi Pirandello



Una sera qualunque se lo strinse addosso, e ci fece l’amore con tutta la voglia del mondo.


lunedì 27 agosto 2012

Un' onda un po' anomala


26 Aprile 2012





Le piccole onde si assopiscono nel sonno del vento e più non sono. L’ultimo ricordo lasciato sulla battigia della vita prende la forma strana e levigata di un enorme tronco di albero divelto dalla valanga, finito nel lago, disceso col fiume fino alla foce, rapito dalla corrente, accarezzato dalle piccole onde che lo hanno portato dentro i supplizi di tutti i mari, dentro la follia di tutte le persone che non trovano equilibrio e creano disagio e dolore attorno a sé ed in sé. Se non ci fossero al mondo delle persone che ci amino saremmo tronchi divelti spiaggiati nelle secche scure dell’inferno. Se nessuno provasse dolore nel vederti rassegnata ad uscire di senno perché incapace di lottare, saresti anche tu auto-divelta, auto-suppliziata, auto-spiaggiata in qualche angolo di nulla che ingannevolmente sapeva di pace. La pace del nulla è una tentazione sottile che dimora in noi come un virus dormiente, se si sveglia attiva l’ultimo uragano che ci inghiottirà. Meno male che tu non ti perdi mai di vista, che con intuitiva saggezza non perdi il contatto con te stessa, anzi, più si alzano le onde più trovi equilibrio in qualche profondità del tuo essere e perciò ristabilizzi il baricentro e con esso l’assetto della tua nave. Sei riuscita finalmente a dare un nome a questa nave, l’hai chiamata “Speranza”, sei riuscita a costruirla lavorando con Amore ogni singolo tronco che le tempeste hanno spiaggiato nel tuo cuore. Per vele hai tessuto pazientemente tutte le piume che giorno per giorno hai rinvenuto nei pressi della tua dimora. Leggere e delicate, dipinte direttamente dalle ali della Fantasia che mille volte si è levata in volo dal tuo giardino con battito d’ali vigorosi; ad ogni battito d’ali qualche piuma è stata persa nell’aria e ritrovata in terra da una bambina che ne ha fatto collezione. Oggi nasce una vela, oggi nasce una donna. Una donna che sa dare misura e senso alle cose, alle persone, agli eventi e fa memoria del suo vissuto come di un viaggio che si distende tra il “già” e il “non ancora” della sua gioia nascente. Una donna che è arrivata ai confini dell’essere e sa bene che la pazzia è scordarsi chi siamo, è l’incapacità di vivere in armonia con se stessi e con quello che ci circonda, perciò diviene patologia e dolore. Una donna che conosce il coraggio e sa bene quanto sia impastato con la follia stessa, perché è solo così che si può parlare fuori dal coro, andare controcorrente, non conformarsi alla normalità quando ciò vuol dire deformarsi e perdere il contatto con la propria autenticità, con l’anomalia santa della nostra più intima identità/specialità. Alla fine del viaggio, dentro l’occhio del ciclone hai trovato parole che sanno di eterno: “Amate quello che siete” (… e se ci riuscirete, amerete anche quello che sono gli altri, finalmente, e perciò ne verrete riamati). Ama la tua piccola anomalìa che ti consente di non distaccarti mai da te stessa e se ancora non conosci la profezia che è scritta su di te, non preoccuparti più di tanto, perché verrà certamente qualcuno a spiaggiarsi sulla tua terra dopo aver navigato le sue mille tempeste e te lo sussurrerà all’orecchio. Lo riconoscerai dalla leggerezza di piuma che hanno i suoi pensieri e dalla forma levigata e strana che hanno gli uomini quando hanno misteriosamente capito il verso in cui gira l’universo.

Mi sono letta nelle parole di qualcuno che ha deciso di raccontarmi in 13 puntate, di cui questa è stata l'ultima, la conclusiva, quella che ho rischiato di perdermi. A volte commossa, a volte impegnata a capire il linguaggio spesso enigmatico di chi scriveva.
Ad ogni modo, qualcosa di unico. Speciale.
Grazie.

sabato 25 agosto 2012

"Mi avvalgo della facoltà di non pensarci"


Tutti dicono che il cervello sia l'organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c'è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

- R. L. Montalcini.



giovedì 23 agosto 2012

Pace




Nessuna estate è stata mai lunga abbastanza per farmi passare la voglia di stendermi in un prato, guardare il cielo, ascoltare i suoni della natura, respirarne i profumi.. e sentire di non voler essere da nessun'altra parte.
Certe cose non cambiano, neanche con gli anni che passano.
Per fortuna!

martedì 31 luglio 2012

Se fa male non è amore

Ci sono cose che si scrivono, poi si mettono immediatamente nel dimenticatoio. Ci sono cose che vivi nel momento in cui le scrivi e fanno troppo male per essere capite, per essere condivise.
Poi tutto passa, si supera il brutto momento, e se è rimasta qualche traccia di quella situazione dolorosa che non c'è più.. si condivide.


ACCETTARE

Credo che a tutti prima o poi tocchi accettare le scelte altrui..
E non è facile farlo; quando una persona che vuoi, che desideri, un bel giorno si sveglia e ti dice: è finita.
Come sopravvivere? Non è facile subire le scelte altrui.
Ma ho capito che a volte è ancora più difficile accettare che un sentimento finisca dentro di te.
E a volte lo neghi con tutte le forze, perché non vorresti fosse cosi, perché è cosi difficile ammettere che qualcosa su cui hai investito è finito, ammettere che il sogno non prosegue, che l’amore è finito, che l’energia la stai mettendo nel negare che sia finita, e non nel costruire qualcosa.
Ripensi ai bei momenti, ripensi all’affetto che rimane e che ti tiene lì, stupidamente, a innaffiare una pianta secca, morta.
Ripensi a quei momenti in cui il tuo cuore soffriva, e gli dicevi, a lui, non farmi cosi male, non farmi cosi male perché non so se riuscirò a scordarlo, non so se ce la farò ad amarti ancora. Ripensi a quei momenti in cui hai inghiottito umiliazioni, lacrime, in cui hai negato i tuoi bisogni perché lui non li capiva. 
Pensi alla pazienza, alla sensazione di essere sbagliata, alle accuse. Pensi alla sensazione di non avere il diritto di obiettare, di avanzare pretese, perché tu sei la stronza, tu sei quella in debito, tu devi solo stare zitta.
Come fai ad ammettere che il sogno è finito, se ci hai creduto anche solo per un secondo?
E poi quando vedi nei suoi occhi l’affetto, come mai a pensare che è cattivo, come fai a deciderti a finirla? 
Come mai è cosi difficile uscire da una situazione anche quando ti fa male?
Anche quando l’unico motivo che ti spinge ad alzarti la mattina è un programma televisivo, e nient’altro.
Un buco nero che hai dentro di te e che mangia ogni cosa.
Guardare indietro e ricordare di essere stata felice, ogni tanto, ma non è bastato. L’impegno non è bastato. Non basta.